Rete consolare e IIC

La chiusura di molte sedi all’estero, cui abbiamo assistito fino al 2014, è stata dovuta alla spending review, messa in atto, anche per la rete dei consolati e degli Istituti Italiani di Cultura, dal Governo Monti nel 2012. Negli anni successivi, attraverso la nostra costante azione di sensibilizzazione, oltre ad ottenere il blocco delle chiusure di ulteriori sedi, si è assistito ad una inversione di tendenza, con l’apertura di nuove sedi in città strategiche dal punto di vista economico e per la nuova emigrazione italiana all’estero.
Ho sempre sostenuto che, per raggiungere l’obiettivo di un effettivo risparmio, più che alla chiusura delle sedi all’estero, è necessario focalizzarsi sull’eliminazione degli sprechi e delle diseconomie ancora abbondantemente presenti. Inoltre, sono convinto che, nel caso si decida la chiusura, sia doveroso assicurare, comunque, la qualità e l’efficienza dei servizi al cittadino. A tal fine, ho presentato diversi atti parlamentari con i quali ho chiesto, e spesso ottenuto, che nelle aree private di una rappresentanza consolare, vengano rafforzate le funzioni dei corrispondenti consolari e siano assicurate presenze settimanali di “funzionari itineranti” per il disbrigo di pratiche per le quali è prevista la presenza fisica degli utenti (quali la rilevazione delle impronte digitali, l’acquisizione della firma digitale per il rilascio del passaporto, etc) per agevolare chi ha più difficoltà di movimento. Non smetterò, inoltre, di spingere per una maggiore informatizzazione dei servizi e sul progressivo aumento delle risorse (economiche e di personale) alle sedi all’estero, in primis a quelle sotto enorme pressione, come, per esempio, il consolato generale di Londra a seguito del voto su Brexit.

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Patronati

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Lettera ai connazionali

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Temporaneamente all’estero? Puoi votare, per corrispondenza!

12 gennaio 2018

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  • Alessio Tacconi

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